Pubblicato da: eljerroz | 8 marzo 2011

Le frasi degli studenti – seconda puntata

Questo blog è morto? No, è solo in coma apparente. Ci vuole tempo.

Ad esempio vi parlavo di una recensione di una serie tv… ecco, l’hanno cancellata. Vi parlavo del fumetto? L’ho letto, ma si necessita di rilettura… Ci vuole tempo.

Seconda puntata della rubrica “Le frasi degli studenti”.

 

“prof, ma lei quante lingue sa?”

“l’italiano, il latino, l’inglese e un po’ di francese”

“no dai prof, seriamente!”

“seriamente, so quelle”

“ma dai, se ha parlato anche in arabo!”

“so solo come si dicono le cose da mangiare e come si chiede il conto…”

“no, prof, adesso lei ci dice quante lingue sa!”

 

“prof posso andare in bagno?”

“ma se sei uscita due minuti fa?”

“eh ma devo tornarci perché c’ho le mie cose, prof”

“mi raccomando ragazzi: scriviamolo sul calendario così la prossima volta la facciamo entrare e uscire senza neanche chiederlo”

 

 

“prof, ma perché il francese sembra una lingua da froci?”

 

‎”certo che siete delle stronze!”

“ehi, il linguaggio!”

“scusi prof, ma io sono a dieta, mi posso mangiare solo l’arancia e loro mi mangiano il bombolone in faccia!”

“oh, prof, ne vuole un po’ anche lei di bombolone?”

“no, ragazze, voglio solo fare lezione…”

 

‎”anche guccini, prof, è bravo! mi piace”
“ascolta la canzone delle situazioni differenti: sono più di 8 minuti, è un malloppone ma è stupenda”
“eh, prof, ma ne ascolto di canzoni lunghe mallopponi, tipo ha presente i guns ‘n roses?”
“sono un abominio. stanno alla musica come il piccolo principe sta alla letteratura”
“no prof, non dica così”
“un abominio, ti dico. un abominio…”

 

Dal momento che accompagnerò una quinta superiore in gita, mi aspetto di tornare con una serie di perle per voi, miei cari lettori.

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Pubblicato da: eljerroz | 16 gennaio 2011

Le frasi degli studenti – prima puntata

Si potrà dire che è dall’anno scorso che non pubblico un articolo su questo blog: mea culpa, mea maxima culpa. Il fatto è che sono stato chiamato per una supplenza fino a Giugno in una scuola superiore e questo ha scombussolato i miei piani per il blog (e non solo).

Dal momento che sto preparando due recensioni – una di una serie tv e l’altra di un fumetto – e sto preparando un sacco di lezioni per la scuola, il tempo è poco; tuttavia coglierò l’occasione per rendervi partecipi di alcuni scambi di battute fra me e i miei nuovi studenti.

Buon divertimento!

 

“prof, ma lei è buono?

“sono buono con chi studia”

“ahia!”

 

“prof, non vorrà mica fare lezione, vero?”

“certo che voglio fare lezione. o preferite che interroghi?”

 

“prof, sa chi sembra?”

“chi sembro?”

“quello basso de ‘I soliti idioti’!”

“sarebbe un complimento, melissa?”

“no, prof, non si arrabbi: quando sorride vi assomigliate”

“melissa, credi che questo sia il modo migliore per avere 7 in pagella?”

 

‎”prof ma quanto anni ha? perchè è giovane…”

“c’è chi è giovane e chi aspetta la vecchiaia. io aspetto”

 

all’improvviso, durante l’interrogazione:

“prof, secondo me ha una bella scrittura. e anche miriam la pensa così”

“grazie, ma dovrai rispondere alla mia domanda in un altro modo”

 

“prof, è qua da due giorni e ho preso 4 pagine d’appunti. se sta qui un mese finisco il quaderno!”

“starò qui fino a giugno…”

“Oddio! e io come faccio?”

 

E, infine, la mia preferita:

‎”prof, fuori c’è il sole: andiamo a prendere un gelato?”

Alias n. 52 con "Angelo Nero. Uomo a perdere"

Concludiamo il 2010 con il fumetto Angelo Nero del duo marchigiano FerracutiCicarè. Apparso per la prima volta sul numero 35 di Alias, supplemento culturale del Manifesto, ricompare nel numero odierno della medesima testata, occupando ben 18 delle 24 pagine con una storia dal titolo “Uomo a perdere”. Questa è la seconda avventura di questo improbabile supereroe, un angelo vendicatore – nero nell’anima come nella pelle – dei diritti degli immigrati, calpestati da gente senza scrupoli; un fumetto nel quale manca il buonismo ma sono vivi e accesi un naturale livore e un deciso desiderio di rivalsa sociale e umana.

Oggi Alias in edicola a 2,50€.

Un ottimo modo per cominciare il 2011 potrebbe essere la lettura del libro presentato da Arianna di Genova sul numero odierno del Manifesto: il volume La vita secondo Woody Allen (titolo originale Inside Woody Allen) è una raccolta di strisce disegnate dal recentemente scomparso Stuart Hample e ideate assieme al famoso regista comparse prima su quotidiani statunitensi, poi su svariati periodici in tutto il mondo. Protagonisti delle vignette sono Woody Allen e i suoi disastri amorosi, raccontati con umorismo e la sottile (quanto depressa) intelligenza a cui siamo stati abituati.

la vita secondo woody allen

Stuart Hample, La vita secondo Woody Allen, Edizioni Isbn, 29€

Porgo a tutti i migliori auguri per la fine di quest’anno e l’inizio del 2011. Ci vediamo l’anno prossimo!

Il periodo natalizio è spesso votato al riposo e all’inopia; capita così di dormicchiare, leggiucchiare, smangiucchiare, insomma fare una serie di azioni senza convinzione o senza troppo impegno.

Da questa svogliatezza può nascere tuttavia qualcosa di buono se si scopre, tramite il blog  di un amico di un’amica, che a Reggio Emilia è ancora aperta una mostra su Dino Battaglia, grande maestro del fumetto italiano. Purtroppo noto subito che è accessibile solo nei week end e che terminerà il 9 gennaio. Niente paura: c’è ancora tempo per proporla ai lettori di questo blog, per ammirare le 163 tavole originali e quelle degli allievi della Scuola Internazionale Comics di Reggio Emilia che vi sono esposte.

Ricapitolando: mostra “Dino Battaglia, le immagini parlanti”, presso i Chiostri di San Domenico (a due passi dalla stazione FS) di Reggio Emilia – aperta domenica 2, sabato 8 e domenica 9 gennaio, al mattino dalle 10 alle 13, al pomeriggio dalle 16 alle 19. Ulteriori informazioni sono disponibili QUI.

Se passate per Reggio Emilia potreste cogliere l’occasione per visitare anche lo Spazio Gerra (in centro, anche se più lontano dalla stazione FS) presso il quale sarà possibile godersi la mostra fotografica “1. Persone”, una selezione di fotografie sul tema della figura umana – come si legge QUI. Per questa c’è meno fretta, dal momento che chiuderà il 13 febbraio.

Due mostre accattivanti nella stessa città e a pochi metri di distanza: fossi in voi ne approfitterei per inaugurare il 2011 con una gita fuori porta…

Negli ultimi due anni sono state preannunciate diverse opere di Davide Toffolo: Gente di Berlino (Beccogiallo), Ugo e Cristina (Kappa Edizioni), Anatomia di un’adolescenza (Kappa Edizioni) e L’inverno d’Italia (Coconino Press). Per mesi ho inutilmente asfissiato il mio fumettaro di fiducia chiedendogli novità su questi volumi, poi sono partito per il Lucca Comics & Games convinto di riuscire a trovarne almeno uno; inutilmente mi informo presso le case editrici, quando – finalmente! – un ragazzo della Beccogiallo risponde alla mia domanda dichiarando che il volume Gente di Berlino sarebbe uscito nel 2011. Insisto, facendo notare che sono stati annunciati diversi titoli di Toffolo anche presso altri editori e nessuno è ancora uscito; lui alza le spalle, allarga le braccia e con fare sardonico risponde: «Ci sarà un perché…».

Quando a metà dicembre mi viene consegnato L’inverno d’Italia ho quindi un sussulto, mi compiaccio dell’arrivo tanto desiderato e non resisto, lo apro subito: la maggior parte della pagina è bianca e quel candore mi fa maliziosamente pensare: “ecco perché questo volume è uscito: ci ha messo poco a disegnarlo!”.

Davide Toffolo, L'inverno d'Italia

Davide Toffolo, L’inverno d’Italia, Coconino Press, 2010

Cosa dice la quarta di copertina:

Gonars, provincia di Udine, 1942-43. Una pagina vergognosa e rimossa del nostro passato: i campi di internamento dove l’Italia deportò e lasciò morire migliaia di cittadini sloveni. Un folle progetto di pulizia etnica, narrato attraverso lo sguardo e i dialoghi di due bambini.

Protagonisti della storia sono Drago e Giudita, due bambini sloveni che vivono lo straniamento del campo in una continua tensione fra un passato vitale, segnato da traumi i cui echi risuonano nella memoria, e un presente mortifero, che si concretizza nell’osservazione del paesaggio al di là del filo spinato e nello scambio di promesse per il futuro. La vita nel campo viene vissuta come incubo ad occhi aperti, sbarrati e stanchi, in cui il sollievo del sonno è negato; l’evolversi del rapporto d’amicizia fra i due è scandito da dialoghi  brevi e intensi, nei quali ogni frase ha un peso e un valore, e da un’espressività senza parole, calcolata e densa di significati, costruita su gesti minimi e intensi sguardi. Sono bambini condannati alla solitudine che, nonostante le disumanità affrontate quotidianamente, si scoprono ancora capaci di esprimere affetto e fiducia nella restituzione di un futuro.

Il tratto è uniforme, forse più sottile rispetto ad altre opere di Toffolo (penso qui alla trilogia dei Cinque allegri ragazzi morti), il riempimento è così semplice che si potrebbe definire minimale, ma giocato con maestria così che non perda espressività, bensì sottolinei la condizione di estrema magrezza e la precarietà del futuro dei personaggi. Il chiarore predominante è incrinato in alcune tavole a forti tinte cupe, nelle quali vengono affrontati i temi più perturbanti e minacciosi (come l’incubo ad occhi aperti di Drago o il progressivo oscurarsi dell’albero); in particolare, nelle pagine conclusive, il nero della china riveste la quasi totalità dello spazio aprendo scorci a forma di occhio per l’osservazione dei protagonisti e, acquistando valore quasi cinematografico, allontana la vitalità dei personaggi mentre acuisce la distanza del lettore.

Si ha l’impressione che Toffolo rinunci alla suddivisione in vignette come modalità di costruzione della tavola, per cui accosta disegni che acquisiscono nitidezza ponendosi in rilievo rispetto al biancore della pagina, quasi isolandosi in questo sfondo monocromo come schegge di pura essenzialità. Scherzavo sulla quantità di bianco, in realtà la mancanza di paesaggio riveste un significato specifico, che trascende l’epoca storica in cui è ambientata la vicenda: l’orrore e il dolore provati da Drago e Giudita non sono solo quelli di due bambini sloveni internati nel campo di Gonars, ma gli stessi provati da  molti altri in analoghe condizioni ma in differenti luoghi e tempi. L’opera si configura come monumentum nel senso etimologico del termine: un mezzo o un atto che stimoli il ricordo e, al contempo, ammonisca le generazioni future; la dedica “Alla gente Rom, perseguitata oggi in Europa” risulta così essenziale per una corretta lettura della intenzioni dell’autore.

Nonostante questo aspetto, la vicenda è saldamente ancorata ai fatti storici del biennio 1942-43, così che si presenta accurato il lavoro di ricerca da parte di Toffolo riguardo un argomento insabbiato dal governo italiano e a tutt’oggi ignorato dai più, mentre in Slovenia “il problema degli internamenti di cittadini croati e sloveni in Italia ha una letteratura molto nutrita” – come ricorda Paola Bistrot in una lettera indirizzata all’autore e pubblicata a fine volume. Il materiale raccolto viene così utilizzato all’interno dell’opera, costituendone una parte non trascurabile: all’inizio di ognuno dei 5 capitoli viene presentato un documento riguardante il campo di Gonars e, al termine della narrazione, una serie di illustrazioni realizzate dai prigionieri e una bibliografia sul tema.

Un’opera di Toffolo tutt’altro che semplice, sopra le righe rispetto ad altre sue prove e accostabile, per intensità, a Il re bianco; un libro che non ha valore autobiografico o immaginifico, bensì esprime una tensione civile che indaga un periodo storico fortemente soggetto a revisioni nel tentativo di integrare questi eventi nella Storia di un’Italia che – alla soglia del centocinquantesimo anniversario della sua unità – ancora necessita di investigare sé stessa.

Pubblicato da: eljerroz | 24 dicembre 2010

Pachidermico Natale!

... e non pensate all'elefante!

Colgo la ghiotta occasione di questo giorno di vigilia per augurarvi un pachidermico Natale e per farvi sapere che durante questo periodo di vacanze (piuttosto e anzichenò) verranno resi disponibili i primi contenuti di questo blog.

Di cosa si tratterà? Mistero!

Un po’ come i pacchetti che saranno adagiati sotto l’albero domattina, dopo il passaggio di Babbo Natale e la sua slitta trainata da proboscidati volanti…

Pachidermico Natale a tutti!

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